29 settembre 2007

Capoeira Angola Peluche

Mangue Seco, posto ameno in mezzo al nulla, dune, palme, molluschi e rumore del mare.... e drammaticamente anche di un berimbau. Ebbene eravamo li' in completa modalita' relax, di ritorno da Joao Pessoa, appena smessi i panni del capoerista (leggi 'messi in varichina'), senza la minima intenzione di muovere un muscolo. E invece evidentemente al capoerista medio in viaggio in Brasile non e' concesso, anche se si nasconde nel peggio buco in culo al mondo. Veniamo quindi intercettati dall'istruttore del gruppetto locale che aveva perlappunto visto i panni stesi e che ci invita a una roda davanti alla chiesa alle 6.30 il giorno stesso. Ci presentiamo in panni ufficiosi (i vestitini boni erano appunto stesi) di fronte a una improbabile roda al 90% fatta di bambini urlanti. L'istruttore rasta e piuttosto maleodorante, presto e di buon grado rinominato Istrutor Farofa, ci chiede se si vogliono gli abada' del gruppo -anche no- e poi mi appioppa il berimbau e mi dice di suonare quello che suona lui (si comincia subito male). Bene, inizia la roda piu' brutta a cui abbia mai partecipato. Non scendo in dettaglio per amor del decoro, ma credo che qualcosa di cosi' dissimile al concetto di roda di capoeria e' di difficile produzione. Ho solo nel cuore tutti quei poveri bambini che verranno rovinati dal quel maledetto disgraziato. In ogni caso arriviamo allo "Ie" finale, ringraziamo e ci dileguiamo nel nulla.

E qui inizia il problema. Istr. Farofa ovviamente non ci voleva mollare con tanta facilita'. Del resto, come lui stesso ha ammesso a Mangue Seco 'nao acontece nada' e quindi noi rappresentavamo un succoso diversivo e potenziali acquirenti di maria (spero per lui che il lavoro di spacciatore gli riesca meglio di quello di istruttore di capoeria). Per non essere piu' intercettati, ci siamo trasformati in ninja. Cappuccio in capo, camminata rasente i muri, scomparse improvvise nel buio e sparizione sospetta dei gestori della posada, maledette spie! Del resto facciamo parte del Grupo Capoeria Angola Peluche, da noi fondato li' su due piedi, seguiamo i precetti di Mestre Yogurt e abbiamo come motto 'Nao quero saber de nada'. Istr. Farofa lo abbiamo incontrato il giorno dopo che aveva se Dio vuole accalappiato una tedesca e di conseguenza perso interesse nelle nostre persone. Spero che si fosse almeno lavato!

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25 settembre 2007

Cara di gringos

Piove come Dio la manda sulla laguna di Abaetè. Noi belle belle s'era andate a prendere il sole... Il sole c'è stato per una ventina di minuti e poi ha ceduto il passo a dei gran nuvoloni, e poi a una grand'acqua che ha fatto scappare anche l'utima coppietta di innamorati sbaciucchievoli. Noi ovviamente avevamo ceduto molto prima dell'avvento dell'uragano e avevano prontamente rimediato su una ubriacatura a caipirinhas al baretto.

Prendiamo appunto due caipirinhas al baretto a 3 reais l'una. Beviamo, chiacchieriamo, ridacchiamo, riapriamo i reciprochi pearcing e poi, quando l'uragano si placa si decide di muoversi verso Itapoà. Chiediamo il conto... il barista arriva con sorriso sgargiante e ci presenta il conto di 12 reais. Noi, che la cachaça non è bastata a farci perdere completamente la ragione, restiamo un attimo basite e chiediamo il perchè dei reais in sovrappiù. Il tipo ci dice "Desculpe.... ho sbagliato... è vero... mi sembrava che aveste preso due caipiroske (che comunque costavano 4 reais l'una), comunque c'è il 10% per il servizio...". Noi, che dei due la cachaça c'ha reso più incazzate, si dice che a casa nostra, là na Italia, 3+3 fa 6 + il 10% 6.6, si fa presente, si paga, non si lascia nemmeno 1 centavos in più e ci se ne va ridendo. Il tipo sghignazza dietro per il fallito tentativo di fregarci.

Eu sou cara di gringa, mais vocè è cara di pau 

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05 dicembre 2005

FRAI BETTO

Tratto dal blog di Beppe Grillo

Grazie alla Vale che si prende sempre la briga di divulgare.

FRAI BETTO

" Insegna a tuo figlio che il Brasile può farcela, e che deve crescere felice di essere brasiliano. Vi sono in questo paese giudici giusti, benché questa verità possa suonare sgradevole. Giudici che, come mio padre, non hanno mai dato lavoro ai familiari, pur avendo figli avvocati, che mai hanno sfruttato il proprio incarico per ottenere un favore e che, imparziali, hanno dato causa vinta anche ai poveri, contestando ricchi padroni o aziende che si sono viste obbligate a riconoscere che, per certi uomini, l'onore non è un bene negoziabile.

Insegna a tuo figlio che in questo Paese vi sono politici integri, amministratori competenti, autorità meritevoli che non si lasciano corrompere , che non nascondono le infamie sotto il tappeto, che non hanno paura di risultare sgraditi agli amici o di deludere i potenti, che hanno il coraggio di pensare con la propria testa e di tutelare più l'onore che la vita.

Insegna a tuo figlio che non avere talento sportivo o viso e corpo da top-model, che sentirsi brutti a confronto dei vigenti canoni di bellezza, non è motivo per perdere l'autostima. La felicità non si compra né è un trofeo che si conquista vincendo la concorrenza; è intessuta di valori e virtù, e disegna, nella nostra esistenza, quel senso per il quale vale la pena vivere e morire.

Insegna a tuo figlio che il Brasile ha dimensioni continentali e le terre più fertili del pianeta. Non è quindi giustificabile tanta terra senza gente e tanta gente senza terra. Così come la liberazione degli schiavi ha tardato, ma è arrivata, anche la riforma agraria avrà il suo momento. E auguriamoci che sulla sua strada scorra poco sangue.

Sappia tuo figlio che i senza terra che occupano aree incolte, indebitamente accaparrate dai latifondisti o abbandonate sono, oggi, chiamati "banditi", come un tempo la condanna aveva colpito Gandhi, seduto sui binari delle ferrovie inglesi, e su Luther King che occupava le scuole proibite ai negri.

Insegna a tuo figlio che pionieri e profeti, da Gesù a Tiradentes, da San Francesco d'Assisi a Nelson Mandela, sono stati invariabilmente trattati, dalle élite del loro tempo, da sovversivi, malfattori, visionari.

Insegna a tuo figlio che il Brasile è un paese lavoratore e creativo. Milioni di brasiliani si alzano presto ogni mattina, mangiano al di sotto dei loro fabbisogni e consumano la maggior parte della loro vita sul lavoro, in cambio di uno stipendio che non gli garantisce nemmeno l'accesso ad una casa propria. E tuttavia questa gente è incapace di rubare una matita dall'ufficio , un mattone dal cantiere, un attrezzo dalla fabbrica. Ed è orgogliosa di non cadere in basso, dove allo stesso livello si ritrovano i banditi dai colletti bianchi ed i piccoli malviventi. É gente fatta della stessa materia prima di quei netturbini di Vitória che consegnarono alla polizia dei sacchi pieni di denaro, che rapinatori di banca avevano nascosto in un secchio.

Insegna a tuo figlio ad evitare la corsia preferenziale di questa società neoliberista che cerca di inculcarci che essere consumatore è più importante che essere cittadino , che incensa chi dilapida fortune, che esalta più l'estetica che l'etica. Convincilo che la felicità non è il risultato della somma di piaceri, e che la via spirituale è un tesoro che si custodisce nel profondo del cuore - chi riesce ad aprirlo godrà di allegrie indescrivibili.

Sappia tuo figlio che il Brasile è la terra degli indios che non si sono piegati al giogo dei portoghesi, e di Zumbi, Angelim e Frei Caneca, di Joana Angélica e Anita Garibaldi, dom Helder Câmara e Chico Mendes.

Insegna a tuo figlio che non deve per forza essere d'accordo con il disordine stabilito e che sarà felice se si unirà a coloro che lottano per trasformazioni sociali che rendono questo paese libero e giusto. Trasmetterà allora a tuo nipote l'eredità della tua saggezza.

Insegna a tuo figlio a votare secondo coscienza, e a non avere mai disgusto della politica, in quanto chi agisce così è governato da chi non ne ha, e se la maggioranza dovesse provarlo, sarà la fine della democrazia. Che il tuo voto ed il suo siano in favore della giustizia sociale e dei diritti dei brasiliani immeritatamente così poveri e esclusi, per motivi politici, dai doni della vita.

Insegna a tuo figlio che ad una persona bastano pane, vino e un grande amore. Coltiva in lui i desideri dello spirito, il rispetto verso i più anziani, l'amore per la natura , la difesa dei più fragili.

Sappia tuo figlio ascoltare il silenzio, rispettare le espressioni di vita e lasciarsi amare dal Dio che lo abita."

Frei Betto


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28 novembre 2005

Samba e Patrimonio dell'Umanità

Ganzo

(poi scrivo anche qualcosa di meglio :P)

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29 settembre 2005

Spotlights

16 agosto - Chapada Diamantina

Adesso che sono lontana sei ore di autobus da Boca do Rio, dove tornerò solo il 27 e per solo una settimana, mi cimenterò nell'immortalare fatti e emozioni delle tre settimane appena trascorse. Fatti tanti e tutti divertenti, emozioni... troppe, contrastanti e che mi agitano ancora laggiù nello stomaco.

Due venerdì fa eravamo stracotti dopo essere stati alla messa del Bonfim alle 7 di mattina. Sveglia alle 5, partenza alle 5.30 neanche. Eppure ci siamo stoicamente trascinati al Pelorinho a giocare nella roda del venerdì sera all'ABCA e, dai, abbiamo fatto la nostra porca figura... Siamo tornati tardino e il sabato mattina il risveglio è stato lento ed alzarsi da letto ancora più difficile. Siamo arrivati in accademia quasi in ritardo e decisamente assonnati, ma la lezione è stata bella e intensa, sufficiente a spazzare via la stanchezza. La roda è durata fino quasi alle 3 e alle 4 avevamo lezione di berimbau. Un misto alla baracchina in piazza, un'acqua di cocco per reintegrare i liquidi e di nuovo su per la ladeira. L'ultimo giorno solo per me, fra me e la capoeira, prima di rivestire i panni del turista che con guida alla mano si appresta a tuffarsi nelle bellezze del Brasile.

La prima volta che siamo stati a Itapoà erano le 8 poco più e la spiaggia era deserta. Abbiamo camminato fin oltre il faro, fatto il bagno in un oceano assai cattivo, preso il sole e poi la pioggia, poi di nuovo il sole e poi la pioggia e quando finalmente il sole è uscito di nuovo e ci siamo incamminati con i piedi nell'acqua verso la fermata dell'autobus per andare a fare spese al Pelò, siamo inciampati in due tovaglie imbandite di candele e frutta che di sicuro non erano lì a uso e consumo dei bagnanti.

Quando ci hanno chiesto di accompagnare Dona Lucia a Pau de Alima per vedere uno dei progetti del mio mestre, lì per lì m'ha fatto un po' fatica e ho svogliatamente trascinato le mie ciabatte sulla Orla per prendere l'autobus. Invece è stato divertente giocare per più di tre ore con i ragazzi che, a fine lezione, si sono scatenati in una samba al limite del pubblico pudore. A fatica siamo riusciti a non farsi coinvolgere. La giornata si è conclusa con una mega figura di merda alla roda all'Imbuì, dove ho compensato la scarsa performance capoeiristica con un involontario spogliarello dovuto a un calcio di Nego Paulo che non era a bersaglio, ma che mi ha letteralmente tirato via gli abadà. Penso che il tipo era accanto a me stia ancora ridendo. Ho dimenticato lì le mie celebri ciabatte...

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27 settembre 2005

Racconti dal Pernambuco

20 agosto

Piove a dirotto su Olinda. Non sono neanche le 9.00 di mattina e sono già tre ore che siamo in pista, arrivato a Recife alle 6.00 neanche con l'autobus notturno da Aracaju. Il cielo è grigio e assolutamente non interessato a cessare di buttar giù acqua. Tanto per incrementare il malumore, siamo stati accolti da un capoerista disadattato in versione procacciatore di clienti. Ha voluto per forza accompagnarci in una posada che avremmo potuto trovare da soli, risparmiandosi, per altro, una lunga e inutile discussione (alle 7 e mezzo di mattina con i postumi della notte insonne) sull'efficacia della capoeira angola.

Mi sento un po' triste, un po' più magmatica e destrutturata del solito.

E' quasi un mese che sono partita da casa e il tempo è volato via veloce da quella domenica di roda ai Jardim di Allà, come sempre succede quando si vivono i posti come piacevole quotidianità. E' strano invece... quando si viaggia tanto il tempo passa più lento, forse perchè le giornate son piene, si vedono posti diversi, si fanno mille cose! Olinda comunque mi ha fatto una buona impressione: casine colorate, strade in acciottolato, ladeiras più pendenti della Gran Risa (ma a questo ormai son abituata).

Sono le 9.30 ed è smesso di piovere. In 10 minuti la pioggia è cessata, il cielo si è aperto, è uscito il sole. Non c'è più traccia di mal tempo e, conseguentemente, non più traccia della mia tristezza. Son stanca morta, sempre magmatica e destrutturata, ma curiosa di vedere questo gioiellino del Pernambuco.

 

21 agosto

Il giro a Olinda ha confermato la buona impressione iniziale. Abbiamo bighellonato tutto il giorno e la sera abbiamo cenato alle bancarelle di cibo nella città alta in compagnia di afoxè e roda di capoeria (brutta, ma sufficiente a farmi rimpossessare dal demone...).  Invece Porto di Galinhas, se non fosse per il mare un po' più mosso e un po' più turchese, è praticamente Viareggio! La baracchina si trasforma inevitabilmente in uno stabilimento balneare in piena regola con ombrelloni e sdraio, che ti vengono fatte pagare se non mangi ma soltanto ti prendi qualcosa da bere. Ogni mezzo secondo qualcuno ti vuole vendere qualcosa e l'articolo che va per la maggiore sono magliette o cappellini con degli orrendi polli che escono da altrettanto orrendi cesti. Ancor più di cattivo gusto se si pensa al triste passato di questo posto che fu un porto per il commercio clandestino degli schiavi (galinhas appunto), nella cui memoria è rimasto a malapena il nome.

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06 settembre 2005

Terra di streghe

Terra di streghe e spiriti bastardi, questa Salvador dalla faccia decadente. Si prende gioco di te e ti obbliga a ripensare alla tua vita. Terra di egun, che si divertono a prenderti per il culo e a farti pensare che tutto sia perfetto quando invece non lo é affatto. Fino a quando non vieni rigettato dentro alla tua quotidianitá, ti svegli dal sogno come se avessi attraversato una barriera spazio-tempo e tutto ricomincia come prima, ma un po' meno colorato. Sei costretto a far svanire dalla memoria il sapore dell'acqua di cocco e il suono del berimbau e a pensare che tutto abbia fatto parte di un'altra vita. Non resta che raccontare... con calma...

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05 agosto 2005

Bonfim

Che strana giornata iniziata presto, alle 5 di mattina, fra sbadigli e caffé. Vestiti bianchi, come si addice ai giorni di festa. Prendiamo l'autobus in una Boca do Rio non cosí deserta per l'ora che é per raggiungere la chiesa del Bonfim. Salvador é anche questo. Alzarsi prestissimo, perché attraversare la cittá é un viaggio interminabile, per prendere una messa nella chiesa piú santa della cittá. Io son turista e godo della vista del bianco della chiesa e degli ori degli arredi. Indosso la fetinha e l'escapolar... meglio non far torto ai santi in questo paese. A nessun santo.

E Salvador é tornare a casa alle 9 neanche e impugnare una violinha nuova di pacca, fare un'ora di lezione con il figlio del capo e sentirsi felici perché finalmente si é riusciti a dobrare. Vado al mare adesso, a finire di godere di questo cielo finalmente senza una nuvola. Oggi pomeriggio un'altra roda. Sta diventando una quotidianitá strana e familiare al tempo stesso. La degna conclusione di quest'anno di follia.

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01 agosto 2005

Ilha de maré

Basta un pandeiro a tirare sú l'atmosfera di un interminabile viaggio in autobus. Un pandeiro, un berimbau e un tamburo che toccano samba e una manciata di ragazzi che dopo una giornata di mare cantano a squarciagola sambini coinvolgendo pian piano tutto l'autobus. Qualcuna aveva anche iniziato a ballare, poi é stata costretta a smettere perché gli scossoni non le permettevano il corretto movimento di bacino. Il sambino era giá iniziato in traghetto dove giá era difficile stare in piedi, figuriamoci ballare... ma eravamo bagnati fradici ed é stato un modo efficacie per scaldarsi. Questa gente suona tutto ció che gli capita per le mani e se non hanno nulla suonano la sedia accanto a quella su cui son seduti. Mi piace questo popolo!

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21 luglio 2005

Lista

Via... ecco la lista richiesta da Riccaru. Non escludo di aggiungervi altro da qui a domani.

Ovviamente è un po' al femminil/capoeiristico, ma assolutamente adattabile a varie situazioni.

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18 luglio 2005

Impazienza

Solo cinque giorni, e per di più cinque giorni lavorativi, mi separano dall’aereo che mi porterà oltreoceano. Le cose che verranno con me sono più o meno pronte. Ho passato tutto il pomeriggio di ieri a impilarle, depennandole da una lista accuratamente compilata, come si addice a una Vergine (ascendente Vergine). Non mi piace fare le valigie, ho sempre la sensazione che tanto mi dimenticherò qualcosa di essenziale e che porterò invece cose assolutamente inutili. È per questo che negli anni ho drasticamente ridotto il numero dei vestiti e delle scarpe, fino a partire con un bagaglio quasi ridicolo, pieno per lo più di medicamenti (date le ultime peripezie intestinali). Così per lo meno mi sarò solo dimenticata le cose essenziali, ma non avrò gravato le spalle di peso sensa senso. 

Cinque giorni sono un'eternità da un lato, dall'altro volano e devo fare ancora un mar di cose, risolvere beghe, salutare gente, finire lavori di cui attualmente non me ne può fregare di meno. Ma devo, sennò a settembre, in piena probabile saudade, mi prende il panico da reinizio.

L'imperativo di questi pochi giorni è finire e lasciare tutto più in ordine possibile. E poi tanti saluti...

 

     

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