11 agosto 2009
Aung San Suu Kyi
Condannata per altri 18 mesi agli arresti domiciliari Aung San Suu Kyi. Prima riga di Repubblica on line di oggi.
Mille ricordi mi sono riaffiorati alla mente in un sol colpo. Ricordi di un monsone impietoso e di bambini che si tuffavano dal terrazzo su copertoni di camion galleggianti nella strada allagata. Ricordi di fiume calmo e tante risaie verdi smeraldo risplendenti al sole accecante dopo la pioggia. Ricordi di una distesa immensa di pagode e di una corsa in calesse all'alba per vedere il sorgere del sole dalla cima della paya piu' alta.
Ricordi che vengono da quella che per me era un'altra vita, prima dello Tsunami, quello vero, che ha colpito la Birmania la vigilia di Natale nel 2004 e prima dello Tsunami mentale che ha colpito me qualche anno dopo.
E' strano notare come tutto sia cambiato nella mia vita e come nulla sia effettivamente cambiato per quella gente sempre sorridente, lontana la' dall'altra parte del mondo. Aung San Suu Kyi era agli arresti domiciliari allora e lo e' tuttora e lo sara' per chissa' quanto nel mezzo all'indifferenza generale. Ora come allora i Birmani continuano a bisbigliare il loro malcontento furtivamente nelle orecchie dei turisti indipendenti come ero io e i turisti non potranno nemmeno avvicinarsi alla via in cui il premio nobel per la pace passa la sua vita rinchiusa fra le quattro mura della casa che e' la sua prigione.
E intanto Yangoon cade a pezzi e con lei il senso di dignita' umana, di liberta' e di rispetto. Ma oramai ci siamo tristemente abituati e non ci fa quasi piu' effetto. Aung San Suu Kyi condannata per altri 18 mesi agli arresti domiciliari rimane in prima pagina un paio di giorni e poi scompare dal giornale e dalle nostre menti e sopratutto dalla mia che son anche stata li, vicino a casa sua, con la mia macchiana fotografica ben nascosta nello zaino che come ogni altra persona di passaggio si chiedeva quanto tutto quello poteva durare.
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